Anno VIII ? n. 25 ? 9 dicembre 2007
"[...] Per il cambiamento sociale, occorre una forza organizzata che prevalga, ossia risulti più forte, della forza della mera conservazione dell’esistente. La forza che vuole cambiare deve anche sapere esattamente quali cambiamenti intende subito introdurre nel funzionamento delle istituzioni politiche, perché altrimenti queste, lasciate al loro tradizionale modo di operare, riprodurrebbero automaticamente i comportamenti che si intendevano modificare.[..]"
(Cfr. LIVIO GHERSI "CROCE E SALVEMINI" Bibliosofica Roma 2007, pag. 45)
"E’ assurdo o meglio inconcludente vagheggiare un modo diverso di fare politica con attori e mosse diverse senza tener conto che per farlo bisogna mutare le regole che hanno creato quegli attori e predisposto quelle mosse"
Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia
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APPUNTAMENTI
PARMA 10/12/07 h. 18 strada Martiri della Libertà 15 palazzo della Provincia di Parma Scuola 2008 di Liberalismo di Parma – diretta da Enrico Morbelli Gustavo Cevolani: "Tasse: un male necessario?"
ROMA 10/12/07 h.18 lungotevere Sanzio, 9 sede romana di Rubbettino Editore Scuola 2008 di Liberalismo di Roma: Alberto Ghibellini: "Leo Strauss, il liberalismo degli antichi e il liberalismo dei moderni"
ROMA11-12/12/07 h. 10,30 Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, Via della Dogana Vecchia, 29 Convegno di studi "Gaetano Salvemini 1873-1957: ancora un riferimento" per ulteriori informazioni A.N.I.M.I. – Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia 00186 Roma – Piazza Paganica, 13 Tel.: 06.68.13.68.46 – Fax: 06.68.13.61.42 E-mail: assmezz@tin.it www.animi.it
ROMA 13/12/07 h.15.00 Piazzale della Repubblica 47 Boscolo Hotel Exedra "Quale Terza Repubblica?"
Interverranno: Pier Ferdinando Casini, Gianni De Michelis, Lamberto Dini, Gianfranco Fini, Giorgio La Malfa, Clemente Mastella, Savino Pezzotta, Giuseppe Pisanu Presiede: Enrico Cisnetto, Presidente di Società Aperta
Modera: Antonio Galdo, direttore de L’Indipendente
ROMA 13/12/07 h.: 17.00 piazzale Aldo Moro 5 facolta’ di Scienze Politiche "la Sapienza" – aula a – dipartimento di teoria economica "A.A.A. speranza di futuro offresi – Immaginare un buon domani per i giovani italiani è ancora possibile?" Dibattito tra: Angela Padrone, Francesco Delzio, Michel Martone e Federico Mello. Chair: Giuliano Gennaio – Comitato Nazionale di Coalizione Generazionale. Saluti di: Giovanni Somogyi, Luca Bolognini e Carlotta Bernabei Per informazioni e conferme:Società Aperta Giovani tel. 06 4745514 giovani@societa-aperta.org www.societa-aperta.org- www.coalizionegenerazionale.it
ROMA 13/12/07 h.18 lungotevere Sanzio, 9 sede romana di Rubbettino Editore Scuola 2008 di Liberalismo di Roma: Luisella Battaglia: "A proposito di bioetica liberale: il testamento biologico"
VERONA 15/12/07 h.: 15.00, presso la Casa d’Europa di Via Poloni n. 9 (zona Valverde – dietro l’ACI) il prof. Levi terrà una relazione su "L’Unione europea come attore globale e la riforma dell’ONU". Organizzazione MFE- Veneto
TREVISO 16/12/07 h. 10 Via Terraglio 23 c/o sede Sdi VI assemblea congressuale "associazione Venetoradicale"
PARMA 17/12/07 h. 18 strada Martiri della Libertà 15 palazzo della Provincia di Parma Scuola 2008 di Liberalismo di Parma – diretta da Enrico Morbelli Edoardo Fregoso: "Il diritto di proprietà"
ROMA 17/12/07 h.18 lungotevere Sanzio, 9 sede romana di Rubbettino Editore Scuola 2008 di Liberalismo di Roma: Dino Cofrancesco: "Il rapporto tra storia e giustizia"
ROMA 20/12/07 h.18 lungotevere Sanzio, 9 sede romana di Rubbettino Editore Scuola 2008 di Liberalismo di Roma: Alessandro Vitale: "Trasformazione della guerra e crisi dello Stato"
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ALLORA, LO COSTRUIAMO QUESTO PARTITO DELLA RIFORMA?
Luca Ricolfi sul quotidiano La Stampa del 5 dicembre vagheggia, nel caso di una legge elettorale del tipo di quella che esiste in Germania, la possibilità, di conquistare il centro dello schieramento politico, per un partito liberal-democratico piuttosto che per un partito neodemocristiano. E aggiunge. "Anche in questo caso rischieremmo di consegnare troppo potere a un partito ago della bilancia, ma il rischio – forse – sarebbe compensato dalla sua vocazione riformatrice e liberale."
A propria volta, uno dei vicedirettori del Corriere della Sera, Dario Di Vico, l’8 dicembre afferma che "chi si aspetta che da questo rivolgimento esca un polo conservatore e liberale capace di replicare in Italia «le rivoluzioni della destra», è destinato a restar deluso. [...] I partiti a vocazione maggioritaria, almeno per ora, non riescono a diventare dei produttori di contenuti, non riescono a mettere in campo idee che sappiano fare i conti con le contraddizioni della modernità e partorire soluzioni originali." Per questo dà ragione al sociologo De Rita che ripone speranze nell’azione delle minoranze.
Ebbene il microgruppo che ha dato vita all’associazione Veneto liberale sembra sintonizzato sulla lunghezza d’onda di questi analisti. Loro si sono rimboccate le maniche per cercare di far contare i liberali oggi del tutto ininfluenti. Da soli non andranno da nessuna parte. Altri liberali, che hanno almeno qualche media e qualche leader di richiamo, li staranno ad ascoltare? (bl)
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APPELLO
«SOLO IL MAGGIORITARIO PUÒ ASSICURARE STABILITÀ»
IL SOLE 24 ORE 6/12/07
Riceviamo e pubblichiamo l’appello firmato da studiosi e personalità della cultura e dell’economia in favore di un sistema elettorale maggioritario
Ponendo fine ad anni di reciproca demonizzazione, in un quadro di mutuo riconoscimento, i leader dei due maggiori partiti discutono di modifiche della legge elettorale. Entrambi definiscono lodevolmente i loro partiti " a vocazione maggioritaria": ma questa non è compatibile con un sistema proporzionale, che darebbe spazio a un "terzo polo", quindi a una democrazia non bipolare ma "tripolare".
Del sistema proporzionale abbiamo sperimentato opacità, instabilità e ingovernabilità: dissesti nei conti pubblici e lacerazione della correttezza amministrativa ne segnarono l’ultimo esito. La reazione è stata il sistema maggioritario, voluto da milioni di elettori nel biennio 1992-93: nel maggioritario, i partiti di cui quelli oggi guidati da Veltroni e da Berlusconi sono il frutto maturo, hanno raccolto i propri consensi, al maggioritario devono la propria esistenza..
Il sistema maggioritario non è una forzatura ideologicamente imposta ad un Paese riluttante; al contrario, ha il favore dei cittadini nelle elezioni di Comuni, Province e Regioni, a cui ha conferito trasparenza e stabilità di governo. In sede nazionale, si è resa evidente la necessità di riforme: dai regolamenti parlamentari, ai rimborsi elettorali, al bicameralismo, fino ai poteri del premier di promuovere il ricorso anticipato alle urne, come in Gran Bretagna, Germania, Spagna. Queste riforme, ritenute indispensabile complemento del sistema proporzionale, sono lo stesse che renderebbero più funzionale il sistema maggioritario.
Una legge elettorale non può essere disegnata su proiezioni di sondaggi dell’ultimo minuto, in funzione della durata di un Governo, o per scongiurare un referendum: infatti essa definisce il quadro istituzionale, e quindi influisce sulle politiche di bilancio, sui rapporti tra le parti sociali, sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Veltroni e Berlusconi siano dunque coerenti con la storia e la natura dei partiti che guidano. La legge elettorale sia garanzia di Governi non fatti e disfatti dopo le elezioni, in Parlamento o nelle segreterie dei partiti, ma scelti dagli elettori col proprio voto.
Hanno sottoscritto l’appello
Roger Abravanel, Alberto Alesina, Giorgio Alpeggiani, Filippo Andreatta, Augusto Barbera, Orlando Barucci, Tito Boeri, Angela Bono, Massimo Bordignon, Pier Luigi Celli, Roberto D’Alimonte, Alessandro De Nicola, Franco Debenedetti, Sergio Erede, Domenico Fisichella, Gian Paolo Galli, Ernesto Galli della Loggia, Francesco Giavazzi, Luigi Guiso, Piero Ignazi, Gennaro Malgieri, Enzo Manes, Stefano Mauri, Angelo Panebianco, Sandro Parenzo, Vittorio Emanuele Parsi, Bruno Pavesi, Michele Salvati, Guido Tabellini, Andrea Tavecchio, Paola Tondelli, Sandro Trento, Marcello Veneziani, Guido Roberto Vitale.
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I REFERENDUM ELETTORALI GUZZETTA – SEGNI
GLI EVENTUALI EFFETTI
Da http://www.referendumelettorale.org/
1° e il 2° quesito : premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento
Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla "singola lista" o alla "coalizione di liste" che ottiene il maggior numero di voti.
Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata.
Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.
In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.
Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioè, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.
In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento.
All’esito dell’abrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative all’indicazione del "capo della forza politica" (il candidato premier) ed al programma elettorale.
Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito
Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel sistema partitico. Si potrà aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le coalizioni scomparirà l’attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione. Con l’effetto che i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si combattono dentro la coalizione.
Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza.
Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria "quota" di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile.
L’eliminazione di composite e rissose coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta all’attuale. Piuttosto che l’inarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento.
Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica
Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di scandalo. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il "plurieletto"). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati "non eletti" della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio "A" favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione "B"; se sceglie il seggio "B" favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione "A". Nell’attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione!
E’ inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti (1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità, ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo.
Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.
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VENETO LIBERALE
LA MOZIONE POLITICA DEL X CONGRESSO
L’associazione federalista, liberale, liberista e libertaria, di moderati e radicali, di riformisti e riformatori, denominata Veneto liberale, riunitasi in occasione del X congresso a Castelfranco Veneto l’8 dicembre 2007
ringrazia gli oltre ottocentomila cittadini che hanno sottoscritto i quesiti referendari predisposti dal comitato dei proff. Guzzetta e Segni riguardante l’attuale legge elettorale del Parlamento dando, così, l’opportunità ai cittadini italiani di abrogare alcune norme affinché la normativa di risulta possa essere immediatamente applicabile, superando, così, il giudizio di legittimità da parte della Corte Costituzionale, e rendendo meno indigesto il sistema proporzionale attuale;
segnala che la strada per dare ai cittadini l’opportunità di esercitare il loro diritto politico costituzionale è irta di difficoltà in quanto oltre al parere di legittimità della Corte Costituzionale, tutt’altro che insensibile nei confronti dei detentori del potere politico, è in atto un palese tentativo mirante a porre nel nulla la consultazione referendaria che potrebbe tradursi anche con uno scioglimento anticipato del Parlamento, come spesso è accaduto in passato;
manifesta il proprio appoggio alla strategia referendaria non tanto per la normativa di risulta, in quanto sarebbe comunque una legge elettorale proporzionale mentre Veneto liberale sin dalla sua costituzione ha sempre manifestato la propria preferenza per il sistema elettorale maggioritario, addirittura per quello di stampo anglosassone, ma perché il trasferimento del premio di maggioranza dalla coalizione alla lista vincente produrrà una drastica riduzione del sistema partitico ponendo le basi di un sistema elettorale tendenzialmente bipartitico tramite una fase di pluripartitismo temperato;
manifesta, inoltre, il proprio sostegno alla strategia referendaria anche perché ha già prodotto l’implosione delle coalizioni antipolitiche che hanno caratterizzato la lotta politica dal 1994 e che ha causato l’immobilismo con conseguente degrado politico caratterizzato da una grave crisi di legalità ad ogni livello (a livello parlamentare con la presenza di "nominati" illegalmente, a livello amministrativo con personaggi che non si attengono, per la loro funzione, alla stretta legalità, abusando delle prerogative dei semplici cittadini che sono tenuti a rispettare solo la regola di non fare ciò che è vietato, e a livello giudiziario ove la presunzione d’innocenza, garantita dalla civiltà e dalla Costituzione vigente, è sempre più umiliata con l’abuso della detenzione preventiva e dei processi mediatici);
manifesta, infine, il proprio sostegno alla strategia referendaria perché essa sta predisponendo le premesse per la costituzione di un soggetto politico "di" liberali, indispensabile a riempire il vuoto di opposizione alla conservazione antipolitica, al fine di diventare strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire – in modo democratico e nonviolento – chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;
sottolinea la presenza di segnali che preannunciano la crisi del regime piuttosto che una semplice crisi di governo, segnali consistiti in timidi scontri però di grande sostanza politica (clericali contro laici, dirigisti contro liberisti, autoritari contro libertari) prese di posizioni eterodosse da parte di autorevoli esponenti dell’establishment, l’indebolimento del potere giudiziario messo in difficoltà da scontri intestini e da settori del potere politico, il ricorso da parte di molti protagonisti dell’attuale sistema partitocratrico, sindacatocratico e burocratico a finti referendum, a finte primarie e a finti partiti nel disperato tentativo di dare un’immagine di vitalità ad un regime in dissoluzione;
ribadisce la inutilità di una visione domestica della lotta politica di fronte alla mondializzazione dei rapporti non solo economici ma anche politici e civili (la mia patria è là dove si combatte per la libertà) di qui una particolare attenzione, nell’oggi, nei confronti di soggetti trasnazionali come l’Europa Unita affinché possa diventare la patria europea piuttosto che l’Europa delle singole patrie;
si conferma la individuazione nell’ELDR, ossia nel Partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori, il soggetto politico di riferimento a livello continentale quale strumento idoneo per qualificare la presenza liberale a livello locale e per stimolare l’iniziativa liberale a livello globale;
ribadisce a) l’opportunità e la necessità delle proprie finalità politiche [ 1) la radicale alternativa liberale al regime partitocratrico quale unica soluzione all'immobilismo conservatore esistente - detta "alternativa" (e non semplice alternanza) consistente in modernizzazioni politiche, economiche e civili rappresentate da istituzioni liberali, liberiste e libertarie che oggi sono deficitarie in questa Italia 2) la riforma elettorale maggioritaria "all'inglese", unitamente alla forma di governo presidenziale e a quella dello stato federale; 3) la centralità del "mercato", osteggiata dalle "lobby" corporative (che costituiscono il "partito conservatore"); 4) l'antiproibizionismo non solo sulle droghe ma anche sulla libertà di ricerca scientifica e sulla libertà di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, compresa la facoltà di rinunciarvi in qualsiasi momento]; b) il rafforzamento del progetto attualmente consistente nel "Tavolo dei liberali veneti" e nel "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale"; c) il tentativo di cogliere l’occasione delle prossime elezioni europee per la presenza di un soggetto politico liberale, possibilmente lo stesso Partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR);
ciò premesso
tutti gli aderenti a Veneto liberale
si impegnano a sostenere la campagna referendaria sui quesiti elettorali promossi dai proff. Guzzetta e Segni;
dichiarano di voler partecipare alla costituzione di un soggetto politico liberale che abbia come riferimento il Partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR) nell’ottica del Manifesto del 4 luglio 2006 che costituisce il minimo comun denominatore sia del "Tavolo dei liberali veneti" che del "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale", attuali provvisori strumenti di azione politica;
manifestano la loro disponibilità a collaborare con il MFE – Movimento Federalista Europeo per una campagna di mobilitazione dei cittadini affinché inducano i propri rappresentanti a convocare, al termine del processo di ratifica del nuovo Trattato dell’Unione Europea, una nuova Convenzione con l’obiettivo di redigere una Costituzione liberale e federale trasformando la Commissione in un vero Governo ed il Consiglio in una autentica "camera degli stati", con la conseguente approvazione di tale Costituzione da una doppia maggioranza di cittadini e di stati in un unico referendum europeo;
invitano il Parlamento italiano ad approvare, assieme alla ratifica del Trattato di Lisbona, un ordine del giorno in cui si impegni il governo a rilanciare il processo costituente europeo;
sollecitano il Partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR) a indicare un candidato a Presidente della Commissione europea prima delle prossime elezioni europee, "politicizzando" in questo modo le consultazioni per il Parlamento europeo e presentando un vero e proprio "programma di governo" per l’Unione;
danno mandato al segretario di prendere gli opportuni contatti per la partecipazione singola e collettiva al primo "Satyagraha mondiale per la pace" per "rapidamente promuovere e costruire e realizzare un’ALTERNATIVA STRUTTURALE alla minaccia, alla probabilità di un prossimo tremendo conflitto che, divampando dal Medio Oriente, si estenda rapidamente al mondo intero"come si legge nell’appello-manifesto dell’anno scorso firmato tra gli altri da importanti premi Nobel come la senatrice Rita Levi Montalcini o Betty Williams, icone del pop come Peter Gabriel, o intellettuali come lo scrittore israeliano David Grossman e il fotografo Oliviero Toscani.
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BREVE RESOCONTO
UN ANNO DI IMPEGNI POLITICI
08/12/2006 Castelfranco Veneto IX Congresso di Veneto Liberale "Liberali: né Conservatori, né Anarchici – Teoria e prassi politica tra ideologia ed utopia"
04/01/2007 Bologna Incontro di lavoro del Coordinamento dei liberali italiani
17/01/2007 Venezia Incontro con il prof. Guzzetta per la costituzione di comitati referendari
31/03/2007 Treviso Costituzione comitato referendario trevigiano
18/04/2007 Castelfranco Veneto Riunione della direzione di Vl
21/04/2007 Bologna Incontro di lavoro del Coordinamento dei liberali italiani
24/04 -20/07 Campagna referendaria
27/04/2007 Treviso Conferenza stampa di presentazione del comitato referendario trevigiano
5-6/05/2007 Castelfranco Veneto Tavoli con il MFE per il referendum europeo
31/05/2007 Castelfranco Veneto Riunione della direzione di Vl
16/06/2007 Partecipazione all’european referendum day indetto dal MFE
01/07/2007 Treviso III Consulta di liberali in Veneto: "Verso il partito della Riforma? I liberali con i liberali."
16/07/2007 Castelfranco Veneto Riunione della direzione di Vl
10/08/2007 Bologna Incontro di lavoro del Coordinamento dei liberali italiani
29/08/2007 Castelfranco Veneto Riunione della direzione di Vl
22/09/2007 Padova Partecipazione al convegno di Area d’Incontro "Laicità, diritti e welfare"
23/09/2007 Verbania Convegno del Coordinamento dei liberali italiani
31/10/2007 Castelfranco Veneto Riunione della direzione di Vl
10/11/2007 Castelfranco Veneto Partecipazione all’incontro MFE "Il voto è un diritto o un dovere?"
11/11/2007 Fiuggi Messaggio del Coordinamento dei liberali italiani al convegno del PLI
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UNA GIORNATA PARTICOLARE
IL X CONGRESSO DI VENETO LIBERALE
Si è svolto a Castelfranco Veneto, nella saletta del ristorante Anna Smania, solito luogo di raduno dei liberali castellani e veneti, il X congresso di Veneto liberale. Il sodalizio liberale, dichiaratamente federalista, si è sempre offerto come strumento sia per i moderati che per i radicali, sia per i riformisti che per i riformatori. Stavolta suggerisce la costituzione del partito della Riforma con il partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR). Il superamento di una visione domestica della lotta politica (oltre la contrapposizione tra antiberlusconiani e anticomunisti, tra sinistra e destra, tra partito "Democratico" e partito "della libertà" o partito del "popolo della libertà", o come diavolo si chiamerà la nuova creatura favorita da Silvio Berlusconi) si traduce nella precisa indicazione dell’ELDR come soggetto politico di riferimento, soggetto politico europeo alternativo sia ai conservatori che ai socialisti.
Andiamo con ordine. Beppi Lamedica, segretario uscente, che per statuto presiedeva il congresso, ha aperto i lavori richiamandosi alle molte, troppe morti "bianche" vittime della subordinazione della sicurezza al diritto al lavoro. Tale fenomeno è un altro esempio del degrado non solo politico ma anche morale in cui è ridotta la società italiana.
Molti sono stati i messaggi di saluto da parte di amici e sodalizi che non hanno potuto intervenire.
Dopo una lunga relazione introduttiva nella quale si è sottolineato quanto si è svolto dall’ultimo congresso, si sono suggeriti vari impegni da assumere e sottoposti all’attenzione dei presenti, si è svolto un ampio dibattito.
Tutti gli interventi hanno avuto come minimo comun denominatore la volontà di proseguire nella strategia referendaria, conseguente al successo della raccolta di firme avvenuta nella primavera scorsa e la necessità di dare un respiro più ampio alla lotta politica per non rimanere fossilizzati in una dimensione nazionale.
Michele Marchioro, animatore del "tavolo dei liberali veneti", ha preannunciato per il mese di gennaio un incontro decisivo per i liberali ove eventualmente suggerire il superamento dello strumento "tavolo", affinché lo strumento regionale possa essere più utile per una lotta politica con orizzonti più vasti.
Luca Miotti, già storico segretario del sodalizio, ha manifestato il proprio pessimismo della ragione di fronte alle indubbie difficoltà che la strategia indicata dalla relazione introduttiva possa incontrare.
Marco Cantini, tesoriere uscente, ha rappresentato non tanto il volto dell’ottimismo della volontà che accomuna tutti gli aderenti, ma addirittura l’ottimismo della ragione. Infatti, ha sottolineato, che l’implosione degli schieramenti "perbene" costituisce la precondizione per costruire quel soggetto politico per la "Riforma" vagheggiato sin dalla costituzione del sodalizio.
Interessante l’intervento di Nicola Martini che, quale componente del comitato centrale del MFE e segretario della locale sezione dei federalisti europei, non si è limitato al saluto rituale, ma ha svolto un articolato intervento. Il pericolo di un grave conflitto mondiale non è preannunciato solo da fattori politici come indicato dal Manifesto-appello del 6 novembre 2006 lanciato anche da Marco Pannella e ricordato nella relazione introduttiva, ma anche da fattori economici che rendono la situazione mondiale molto più precaria oggi che qualche anno fa.
Di qui la necessità di accelerare la costruzione di una Europa politica che possa essere protagonista sullo scacchiere internazionale, al fine di essere lo strumento chiave per scongiurare la conflagrazione di un disastroso conflitto.
L’owner della M-L yahoo "liberali veneti", Roberto Granzotto, ha manifestato il proprio pessimismo della ragione sintonizzandosi con l’amico Miotti. Ha indicato in Cantini il vice moderatore della M-L non potendo adempiere in modo soddisfacente il suo ruolo di moderatore.
Andrea Delaini, osservatore curioso dell’attività del sodalizio veneto, ha fatto un intervento sospendendo il giudizio sul "che fare?". Pur essendo un imprenditore, quindi molto sensibile all’attività pratica piuttosto che alla teoria, non si è mai impegnato in attività politica. Ha trovato negli amici di Veneto liberale, un atteggiamento di tolleranza privo di pregiudizi ideologici, il che non lo fa fuggire. Però ha bisogno che quanto ha ascoltato si sedimenti per permettergli qualche suggerimento.
A propria volta Marco Spadaro, responsabile del gruppo in provincia di Venezia nonché prezioso collaboratore del comitato referendario veneziano, ha paventato la possibilità che quello che appare come implosione degli schieramenti "perbene" possa essere solo un lucido tentativo di "normalizzare" il regime, di qui, comunque, la necessità del sostegno alla strategia referendaria anche come occasione per raccogliere quanti più antagonisti possibili.
Il segretario uscente ha proposto la mozione politica che è stata accolta all’unanimità perché raccoglieva le convinzione di tutti gli aderenti a Veneto liberale. Il che ha confermato Beppi Lamedica quale segretario per il prossimo anno.
In particolare, il documento congressuale riafferma il sostegno alla strategia referendaria, la individuazione dell’ELDR quale soggetto politico di riferimento a livello europeo, la volontà di perseguire con il MFE l’accelerazione nella costituzione di una Europa "politica" nonché l’adesione al Manifesto- appello del 6 novembre 2006 per scongiurare un prossimo tremendo conflitto che, divampando dal Medio Oriente, si estenda rapidamente al mondo intero.
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UNO SCAMBIO DI MESSAGGI
I LIBERALI DI FRONTE AL REFERENDUM ELETTORALE
Caro Lamedica,
ho letto, nel sito di "Veneto Liberale", l’articolo titolato «Per la nascita del partito delle riforme» (26/11/2007). Mi ha colpito il riferimento alla legge "Acerbo", la legge elettorale voluta da Mussolini, con la quale si votò nelle elezioni del 6 aprile 1924. Perché si richiama quella legge nel dibattito politico odierno – Ti sei chiesto – «dove sono i fascisti?». Sono ben lieto che oggi non ci sia alcuna forza politica organizzata che abbia le caratteristiche dei fascisti, quali l’Italia conobbe nel Ventennio. Tuttavia, anch’io, in ripetute occasioni, ho fatto riferimento, in negativo, alla legge "Acerbo", come modello di legge elettorale tendente a garantire, con un premio di maggioranza, il costituirsi di una congrua maggioranza numerica in seno all’Assemblea parlamentare. Ho scritto: «né la legge elettorale inglese, né quella tedesca, prevedono alcuna maggioranza numerica garantita. Non bisogna stancarsi di ricordare che la legge elettorale Acerbo (quella applicata nelle elezioni del 1924), per fortuna, non è l’unico modello di sistema elettorale cui ispirarsi».
Il fatto è che tra Forma di governo parlamentare (prevista dalla Costituzione vigente) e maggioranza numerica predeterminata "per legge" c’è incompatibilità logica, prima che politica. Infatti, una maggioranza parlamentare precostituita "per legge" deve fare un’unica cosa: votare disciplinatamente i provvedimenti, di volta in volta, proposti dal Governo. La funzione del parlamentare si risolve nello schiacciare il bottone giusto, al momento delle votazioni. Se il Parlamento si riduce a questo, c’è davvero da chiedersi se abbia senso continuare a corrispondere ai parlamentari il trattamento economico ed i privilegi oggi loro accordati. Si potrebbe obiettare che resta impregiudicato il potere dei deputati di maggioranza di negare il loro voto al Governo, così da indurlo alle dimissioni, ponendo anticipatamente fine alla legislatura. Possibilità teorica: ai deputati dissidenti sarebbe richiesto il suicidio politico. In futuro non sarebbero nemmeno ricandidati: si ricordi che la legge elettorale attualmente vigente, la legge 21 dicembre 2005, n. 270, attribuisce alle segreterie dei partiti ogni potere circa la composizione delle liste elettorali, mentre gli elettori non ci possono mettere becco. Per questo aspetto, l’eventuale vittoria del SI al referendum non cambierebbe alcunché.
Palermo, 1 dicembre 2007
Livio Ghersi

